Il panorama del gioco fisico in Europa continua a muoversi a due velocità. Mentre l’Italia concentra quasi tutte le sue energie sulla complessa riorganizzazione del comparto online, la Francia festeggia l’apertura della sua 204ª casa da gioco terrestre. La città di Saumur, nel cuore della regione dell’Angiò, ha ufficialmente dato il benvenuto a un nuovo tempio dell’intrattenimento, portando un “tocco di Vegas” tra i castelli della Loira.
Il “modello Saumur”: una deroga vincente
L’apertura del casinò di Saumur non è frutto del caso, ma di una specifica strategia legislativa francese. In Francia, la legge limita l’apertura di casinò alle stazioni termali, climatiche o balneari. Tuttavia, esiste una deroga speciale per le città che ospitano centri equestri di fama internazionale o scuderie storiche.
Saumur, sede del celebre Cadre Noir (l’élite dell’equitazione francese), ha sfruttato proprio questo cavillo normativo per ottenere il via libera dal Ministero dell’Interno. Il nuovo stabilimento non è solo una sala slot: si tratta di un investimento che punta a rilanciare il turismo locale, creando posti di lavoro e garantendo una boccata d’ossigeno alle casse comunali grazie alle tasse sul gioco.
Italia: lo stallo dei quattro “grandi”
Il confronto con la situazione italiana è impietoso. Mentre la Francia espande la sua rete (204 sale contro le nostre 4), l’Italia resta ferma a una geografia del gioco fisico che sembra appartenere a un’altra epoca. Attualmente, le uniche case da gioco attive sul territorio nazionale sono Venezia, Sanremo, Saint-Vincent e la travagliata realtà di Campione d’Italia, riaperta dopo un lungo fallimento.
Da anni si discute di una possibile riforma che permetta l’apertura di nuovi casinò, specialmente nelle regioni del Sud o in località a forte vocazione turistica (come Taormina o la Sardegna), ma ogni proposta di legge si è scontrata con un muro di scetticismo politico e burocratico.
Proposte di legge e venti di riforma
Nonostante l’immobilismo, il dibattito non è del tutto spento. Recentemente, diverse forze politiche hanno timidamente riproposto il tema della distribuzione territoriale dei casinò. L’argomentazione principale riguarda la lotta all’illegalità: l’apertura di sale ufficiali e controllate dallo Stato servirebbe a sottrarre fette di mercato alle bische clandestine e ai circuiti di gioco non autorizzati.
Inoltre, con il Riordino del Gioco Fisico in discussione nel 2026, alcuni emendamenti hanno provato a inserire il concetto di “casinò di medie dimensioni” o “sale da gioco integrate” all’interno di resort turistici. Tuttavia, la priorità del Governo sembra rimanere la tutela della salute pubblica e il contrasto alla ludopatia, temi che rendono politicamente “scomoda” l’autorizzazione di nuovi casinò terrestri.
Conclusione: un’occasione persa per il turismo?
L’esempio di Saumur dimostra che, se inserito in un contesto di valorizzazione del patrimonio (che sia equestre, termale o storico), il casinò può diventare un volano economico formidabile. In Italia, la mancanza di una visione strategica sul gioco fisico rischia di lasciare il campo libero ai vicini europei, che continuano ad attrarre i grandi scommettitori internazionali verso strutture moderne e integrate nel territorio.