Nel mondo del calcio, Massimiliano Allegri è noto non solo per i suoi successi in panchina e per il celebre concetto del “corto muso“, ma anche per una personalità istrionica e una passione dichiarata per l’ippica.
Tuttavia, esiste un lato meno esplorato della sua giovinezza da calciatore che è emerso recentemente grazie ai ricordi di un suo ex compagno di squadra: Gianluca Atzori. Durante una puntata del podcast DoppioPasso, l’ex difensore ha riportato alla luce un episodio avvenuto negli anni Novanta, quando entrambi vestivano la maglia del Perugia sotto la guida di Giovanni Galeone.
L’aneddoto risale a una trasferta in Veneto. Come raccontato da Atzori, l’attuale tecnico del Milan aveva pianificato la serata con precisione quasi tattica, chiedendo ai compagni – tra cui Federico Giunti – di portare con sé un abito elegante in vista di una possibile visita al Casinò di Venezia, condizionata però dal risultato ottenuto sul campo. “Se vinciamo la partita, andiamo al casinò”, era stata la promessa di Allegri.
La serata a Venezia: tra intuito e fortuna
Dopo aver ottenuto i tre punti sul rettangolo verde, il gruppo mantenne l’impegno. Per Atzori si trattava di un’esperienza del tutto nuova, non essendo mai entrato in una sala da gioco prima di allora. Fidandosi dell’esperienza e del carisma di Allegri, Atzori e Giunti decisero di affidargli una somma di denaro: misero insieme 500.000 lire a testa e consegnarono il “budget” al compagno livornese, che si dimostrò immediatamente a suo agio davanti al tavolo della roulette.
La prima giocata fu fulminea e vincente. Allegri puntò una fiche da 100.000 lire su un numero secco. La pallina, dopo alcuni giri, si fermò proprio sulla casella scelta, scatenando l’entusiasmo del tecnico che, secondo Atzori, “si gasò come un bambino di due anni”. Quella singola puntata fruttò 3,6 milioni di lire, ovvero 36 volte la posta scommessa.
Il raddoppio e la mancia che fece discutere
Ma la serata era appena iniziata. Nonostante la vincita già considerevole, Allegri decise di rilanciare immediatamente, raddoppiando la puntata successiva. Pose 200.000 lire sul tavolo e, incredibilmente, centrò nuovamente il risultato. In soli due giri di roulette, il gruzzolo passò da 3,6 milioni a oltre 7 milioni, portando il totale complessivo della vincita a circa 10 milioni di lire.
Tuttavia, fu il gesto successivo a lasciare Atzori sbalordito e inizialmente contrariato. Senza consultare i soci, Allegri prese 2 milioni di lire dalla vincita e li consegnò direttamente al croupier come mancia. Un gesto di generosità estrema che spinse Atzori a reagire con veemenza: “Lo presi quasi per il petto e gli dissi: ‘Ma sei scemo? Qui ci sono anche i soldi miei!'”.
La “strategia” dietro il gesto
La spiegazione di Allegri, però, rivelò una visione diversa della dinamica del gioco. Secondo quanto appreso successivamente da Atzori, quel gesto non era solo pura munificenza, ma faceva parte di una sorta di galateo non scritto delle sale da gioco dell’epoca. L’idea, quasi leggendaria, era che un croupier gratificato da una mancia importante potesse, in qualche modo, influenzare l’andamento della pallina o quantomeno mantenere un’atmosfera favorevole al giocatore.
“Non avevo capito che se dai una buona mancia al croupier, lui cerca di mandare la pallina dove stanno i tuoi numeri”, ha commentato ironicamente Atzori anni dopo, sottolineando come, alla fine di quella memorabile serata, il gruppo tornò comunque a casa con un guadagno molto importante.
Questo spaccato di vita sportiva e privata restituisce l’immagine di un Allegri che, già da giovane, mostrava quella sicurezza e quel pizzico di spregiudicatezza che lo avrebbero poi caratterizzato nella sua carriera da allenatore. Un uomo capace di leggere le situazioni, assumersi rischi e gestire i momenti di pressione, che fosse davanti a un tavolo verde o sulla linea laterale di un campo di Serie A.